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Per non dimenticare:

Foto dal cd di Legambiente

Ritorno a Chernobyl

All’una e ventitré del 26 aprile 1986 una serie di esplosioni squarciò il silenzio della notte: era la centrale di Chernobyl.

Le sirene dell’allarme si misero a suonare, l'Ucraina piombò nel buio totale, il tetto del reattore n° 4 della centrale sprofondò all’interno dando origine ad un pauroso incendio. Col forte calore cominciò ad evaporare il combustibile radioattivo sprigionando una radioattività circa 100 volte superiore a quella della bomba di Hiroshima.

In quel momento le condizioni atmosferiche, a causa dell’area di bassa pressione presente sulla Scandinavia, trasportarono la nube radioattiva verso nord - ovest. Nella mattinata del 26 aprile la nube raggiunse la Bielorussia nord - occidentale. La pioggia di pulviscolo che ne seguì investì una superficie di 82 mila chilometri quadrati coprendo la Bielorussia, l’Ucraina e la Russia.

E’ stato l’incidente più grave della storia dell’energia nucleare usata per scopi pacifici, i morti non si contano ancora, perché sono passati 16 anni e la gente tende a dimenticare, ma il nucleare è una malattia invisibile, una malattia che a distanza di anni miete ancora vittime, e continuerà.

La situazione che si presenta ancora oggi nelle zone contaminate è disastrosa: desolazione, abbandono, aria pesante, sensazione di morte.

I bambini sono le prime vittime, innocenti, ma colpevoli di essere nati in una terra destinata dall’uomo alla morte radioattiva. Le persone che, ancora oggi, abitano in quelle zone sono costrette a nutrirsi con cibi radioattivi, bere acqua contaminata e questo abbassa fortemente le loro difese immunitarie. La Bielorussia sostiene di aver speso fino ad ora 230 miliardi di dollari per il risanamento, venti volte il bilancio dello stato nell’85.

Nel corso del '94 l’Istituto di Fisica Generale Applicata di Milano ha effettuato uno studio riguardante i livelli di Cesio 137 presenti nei ragazzi provenienti dalla Bielorussia, in particolare dal distretto di Gomel.

Sono state effettuate analisi con prelievi delle urine nelle 24 ore, i livelli osservati sono stati rapportati al giorno della partenza per la Bielorussia e il confronto tra il Cesio rilevato nella totalità dell’organismo e il Cesio contenuto nelle urine ha permesso di stabilire il tempo biologico di dimezzamento del radionuclide per i ragazzi con età media pari a 10 anni: esso risulta di 35 giorni.

I ragazzi sono stati divisi in tre diversi gruppi: gruppo di Norovl’a, di Gomel, e Minsk, questi ultimi originari di Gomel sono stati evacuati dai loro paesi e vivono a Minsk da alcuni anni. Nei ragazzi provenienti da Norovl’a si sono riscontrati livelli superiori rispetto ai ragazzi provenienti dagli altri distretti. Nel gruppo di Gomel, mediamente i livelli di Cesio 137 appaiono come quelli dei ragazzi provenienti da Minsk. Il Cesio incorporato per ingestione si trova diffuso nell’organismo in modo uniforme.

Fabio Perin

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