Questo racconto è stato scritto da Fabio Perin. Descrive come è nata la voglia di aiutare.

Chiunque usi questo scritto deve citarne la fonte per correttezza e rispetto dei pensieri altrui.

 

 
 

Perché…

Quanti anni sono passati, ormai parecchi e il ricordo torna indietro nel tempo a quell’estate del 1992

Eravamo in vacanza con la famiglia a Cesenatico,  e un giorno mentre si passeggiava tra Valleverde e Cesenatico, ci siamo imbattuti in una colonia di bambini, era normale vedere una colonia in un posto dove ce ne sono parecchie, ma questa aveva qualcosa di diverso.

I bambini erano tutti biondini, scarniti, ma quello che più mi colpì è che avevano una carnagione marmorea, e …. Non parlavano italiano.

Erano i bambini di “Chernobyl” bambini che vivevano in zone contaminate, era il primo gruppo in assoluto di una lunga serie.

Come sono strane le persone, Chernobyl esplode nel 1986 il 26 aprile, il più grande disastro nella storia, ma fino a quel momento nessuno aveva pensato di dare una possibilità a quelle piccole vittime innocenti, ma colpevoli di essere nati in una terra destinata dall’uomo alla morte radioattiva.

Ma quell’evento aveva risvegliato in me quel senso di solidarietà che avevo accumulato quando ero uno Scout.

L’anno dopo vengo a sapere che mio cognato da ospitalità ad un bambino di “Cernobyl” mi attivo immediatamente, vogliamo dare un contributo concreto anche noi e chiediamo di ospitare una bambina.

A gennaio facciamo domanda e ci viene assegnata una ragazzina di dodici anni che ospiteremo nel mese di luglio, ma col passare del tempo più aspettiamo più ci assalgono i dubbi, ma come facciamo a dialogare se parla solo russo, ma come sarà ad ospitare una persona sconosciuta in casa, ci saranno dei pericoli, avremo dei problemi, ma più passava il tempo meno eravamo convinti, fino al punto di (o far finta ) dimenticarci della domanda che avevamo fatto.

Ma il giorno arrivò, ci chiamarono che arrivava la “nostra “ bambina, il primo impatto fu disastroso, al punto di raccolta regnava il caos più completo, c’erano bambini seduti per terra da ogni parte, alcuni piangevano, altri erano spauriti, altri si erano addormentati sulle poche cose che avevano portato, ma una mi rimase impressa, era una bambina con una camicetta bianca, aveva un enorme fiocco rosso tra i capelli, era in piedi in mezzo a tutti gli altri che a loro volta erano seduti per terra, ma non voleva sciuparsi il vestitino probabilmente l’unico comperato per far bella figura con la famiglia italiana,  attendeva tranquilla, ma la sua tranquillità era rassegnatezza, in quel momento i nostri dubbi sparirono e lasciarono posto alla rabbia nel vedere come venivano trattati quei bambini.

Alla fine facemmo finalmente conoscenza con la bambina che stavamo aspettando, era magrissima, anche lei aveva un grosso fiocco rosso sulla testa che le raccoglieva i lunghissimi capelli che le scendevano lungo le scarnite spalle.

Nel tragitto verso casa io e mia moglie continuavamo a scambiarci gli sguardi vedendo la bambina che si guardava attorno sgranando gli occhi alla vista delle nostre montagne e del nostro lago, ma stava anche attenta a non farsi vedere, un po alla volta cominciavamo a scoprire l’orgoglio dell’ex popolo Sovietico.

Un mese, non è poco da passare con Olga che non parla nemmeno una parola di italiano, ma anche noi nemmeno una di russo.

Il giorno che abbiamo deciso di portarla a Gardaland è stata una cosa che ancora adesso nello scrivere mi fa venire la pelle d’oca a pensarci, non vi dico la sorpresa di Olga nel vedere quel parco di divertimenti, continuava a correre da una parte all’altra come una gazzella impazzita, finalmente abbiamo visto nei suoi occhi tristi la felicità e la spensieratezza che un bambino ha tutto il diritto di avere, anche se nel suo paese gli mancava tutto in fin dei conti sono tutti bambini e per loro venire in Italia non è altro che una bella vacanza.

Cominciammo a dialogare con Olga, un po’ con un vocabolarietto e un po’ a gesti per  cercare di capire come viveva il suo popolo, a fargli delle domande, la nostra curiosità aumentava sempre di più e ad Olga piaceva “dialogare”.

E’ stata un’esperienza che ci ha dato molto, ci ha fatto vedere con altri occhi come vivono persone meno fortunate di noi, ma abbiamo anche imparato cosa sia la dignità, cosa che da noi sembra ormai sparita, e cosa vuol dire aiutare veramente e direttamente gli altri, fino al punto che ho deciso di portare la nostra esperienza anche ad altre persone, e nel 1996 nasce Garda Solidale,  ora sono già passati dieci anni dalla fondazione, e  nasce Desenzano Solidale, di Olga ne abbiamo tante, ma molte altre non le vedremo mai, per questo abbiamo deciso di andare a casa loro ad aiutarli ristrutturano una colonia a Minsk, dove tutte le Olga che non avranno la fortuna di venire in italia avranno almeno una speranza in piu. L’importante è poter vedere sul viso di questi bambini un po’ di serenità.

 Grazie

Fabio Perin

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